G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno primo/5, La
filosofia greca incontra l' thos di Roma. CapitoloNove. Cicerone.

13) Cicerone. E' anche utile scrivere di filosofia.
    Nelle Tusculanae disputationes (I, terzo) Cicerone aveva
scritto: La filosofia  rimasta fino ad oggi negletta e su di
essa la letteratura latina non ha fatto nessuna luce; ma io debbo
illuminarla ed esaltarla, cos che, se nelle attive faccende della
vita, io sono stato di qualche utilit ai miei concittadini, potr
esserlo anche, se mi riuscir, standomene ozioso. Nel passo che
segue egli ribadisce che si  messo a scrivere per cause di forza
maggiore: che ritiene che i suoi scritti filosofici possano
servire a trarre buon frutto dall'ozio

De officiis, terzo, 3-4 (vedi manuale pagina 194).

    [...] Ma poich ci  stato insegnato dai filosofi che occorre
non soltanto scegliere i minori dei mali, ma anche ricavarne quel
qualche po' di bene che possa esservi, per questo cerco di trarre
buon frutto dall'ozio - non proprio da quello che sarebbe dovuto
toccare a colui che aveva un tempo procurato la pace alla citt -
e non mi lascio illanguidire in quella solitudine che mi fu
procurata da una forza maggiore, non gi dalla mia volont. Pur
tuttavia l'Africano, a mio parere, consegu una gloria maggiore.
Non resta infatti nessun ricordo del suo ingegno affidato agli
scritti, nessun frutto del suo ozio, nessun lavoro della sua
solitudine. Se ne deve dunque concludere ch'egli mai se ne stette
realmente ozioso e solo, per l'agitarsi del suo pensiero e la
scoperta di quanto egli andava meditando. Noi invece che non
abbiamo tanto vigore, da astrarci dalla solitudine in una
silenziosa meditazione, abbiamo rivolto ogni interesse e
preoccupazione nostra a questo ufficio dello scrivere. Cos
scrivemmo di pi nel breve tempo in cui lo Stato fu sovvertito di
quanto in molti anni mentre durarono i suoi buoni ordinamenti

(Cicerone, Opere politiche e filosofiche, UTET, Torino, 1953,
volume I, pagina 455).

